Pride Month e Marketing

Come cambia la comunicazione dei brand

In occasione del Pride Month 2019 sempre più aziende hanno deciso di prendere posizione a sostegno della comunità GLBTQ, attraverso campagne adv mirate. Il comune denominatore di queste campagne di comunicazione è ovviamente l’arcobaleno, declinato in mille modi a seconda del brand.

Perchè l’arcobaleno

La bandiera arcobaleno è diventata il simbolo universalmente riconosciuto del movimento pride già dal 1978, quando l’attivista Gilbert Baker la creò su indicazione di Harvey Milk. La bandiera originale comprendeva 8 colori, oggi ridotti a 6. La bandiera si ispirava alla filosofia New Age, nella quale ogni colore richiama un aspetto diverso della persona: serenità, spiritualità, natura, vita, sessualità.

Brand e Arcobaleni

Per il Pride del 2019 sempre più aziende hanno creato campagne ad hoc. Nel mondo fashion fioriscono le capsule collection: Calvin Klein, Gap, Nordstrom, ma anche Nike, Converse e Dr.Martens hanno prodotto limited edition a tema rainbow. Anche fuori dal settore abbigliamento abbiamo tantissime campagne a sostegno del pride: dalla borsa IKEA che diventa rainbow e venduta in edizione limitata, al “succhino” Zuegg “senza pregiudizi aggiunti” distribuito esclusivamente in occasione dei Pride di Roma e Milano, passando per il noto servizio di consegne a domicilio che si spinge addirittura a cambiare il proprio nome in deLOVEroo.

Social Pride

I social hanno partecipato a modo loro: su Instagram l’hastag #pride diventa rainbow, mentre Facebook dedica sfondi ed effetti per le foto. Non poteva mancare ovviamente nemmeno il doodle di Google, rilasciato il 4 giugno in occasione del 50° anniversario del gay pride. Immancabile Netflix, da sempre vicina al mondo LGBTQ, che rilascia un video su Facebook nel quale ironizza sulle lobby gay.

Pride e Domande Aperte

Il trend sembra essere quello di integrare in misura sempre maggiore il pride month all’interno della propria agenda di comunicazione. Di fronte alle crescenti dimostrazioni di sostegno alla comunità LGBTQ+ sorge spontanea la domanda circa l’autenticità delle campagne. Quanta parte della campagna riflette i reali valori dell’azienda e quanto fa invece parte di una strategia di marketing? Un altro elemento di riflessione riguarda la diffusione geografica di queste iniziative, condivise spesso solo in alcuni paesi. Ad esempio QUI potete vedere dove è stato diffuso il doodle di Google. Sebbene raramente la stessa campagna di comunicazione sia utilizzata a livello globale, sorgono comunque alcuni dubbi. Quando si fa riferimento ai diritti umani come elementi fondanti della vision aziendale e si integrano in una strategia comunicativa, è giusto che vengano utilizzati solo dove questi sono già ampiamente condivisi?


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