Cosa è la scrittura creativa?

La dimensione sospesa tra cielo, terra e follia
| Anna Olmo |

Con il termine “scrittura creativa” si indica in modo generale qualsiasi tipo di scrittura che non sia formale, commerciale o incastrata in uno standard. In poche parole è la scrittura vera e propria, quella che esce da un sentimento, da un’espressione interiore. Il “tema libero” insomma, per chi ha una certa età e ricorda bene il sollievo (o l’inquietudine) alle medie di poter parlare di qualsiasi cosa senza vincoli.

Allora perché si chiama scrittura “creativa”?

Ecco una domanda a cui è difficile rispondere, se non cercando di capire cosa significhi la parola “creatività”.

L’etimo come sempre ci viene in aiuto: creo deriva dal sanscito “kar” che significa appunto fare. Il greco ha ripreso la stessa radice: κραίνω ovvero realizzare, compiere. Curiosamente il nome del dio padre di Zeus era della stessa radice etimologia, Κρόνος, il figlio di Gea e Urano, ovvero della Terra e del Cielo.

Il nome Kronos riporta alla mente il cruento dipinto di Goya: un mostro che uccide i suoi figli perché, per una profezia spifferatagli da un oracolo, uno di loro sarebbe stato più grande di lui. E dato che erano immortali anche loro immortali, non poteva far altro che “inglobarli” in sè.

Ma uno di loro è sfuggito a quella follia: Rea, una delle mogli, aveva deciso di partorire di nascosto e nacque Zeus, che poi fece proprio ciò che aveva predetto l’oracolo, prese il posto del padre.
Il destino non si cambia, nemmeno per gli dei.

Ma cosa centra tutto ciò con la scrittura?

Il centro di tutto è il “compiere”, nel senso di portare alla fine un qualcosa, come dice l’etimo di “creatività”. Scrivendo si fa qualcosa, è un gesto prima di tutto attraverso il quale portiamo fuori qualcosa che prima non c’era. Una storia, un racconto, una poesia, un dialogo teatrale, una lettera… non importa cosa. Parte da un concetto, un’idea, ma quella serie di parole in fila concatenate che dischiudono senso, non esistevano prima di farle uscire dalle nostre dita.

La scrittura creativa in fondo semplicemente fa, compie qualcosa. Fa uscire un sentimento, lo trasmette, ne genera in chi legge. È scrittura, a prescindere da quello di cui stiamo scrivendo o a chi.

Chi crea è simile a Kronos, è figlio del cielo e della terra.
È sospeso tra il mondo e l’aria, sta a metà.
Ed è a elevato rischio di follia (e di fallimento, visto che prima o poi ci sarà sempre qualcuno migliore di lui).


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